giovedì 31 maggio 2012

Mondo editoriale & scrittura: 15 cose che non mi piacciono


1) EAP
Editoria a pagamento: paga e io ti pubblico tutto quello che la tua mente malata è stata in grado di produrre.

2) Recensioni a pagamento
L’ultimo nato tra i mille modi per spremere gli esordienti: paga e noi parliamo bene del tuo libro.

3) Concorsi fasulli 
In premio c’è la pubblicazione (previo contributo per la stampa) oppure una bella targhetta (previa quota di iscrizione al concorso).

4) Percentuali ridicole dei compensi agli scrittori
Ad esempio il 2% sul prezzo di copertina, fate voi i conti.

5) Ghost Writers
Ovvero quando gente pseudo-famosa che non sa mettere due parole in fila si fa scrivere l’autobiografia da uno che sa scrivere, ma che non firmerà l’opera.

6) Scrittori che non rileggono quello che scrivono 
In pratica scritti che non meritano di essere letti neppure da chi li ha scritti.

7) Spam letterario
Neo-scrittori che contattano tutti i blog letterari, i forum e le bacheche di facebook con un messaggio standard per informare dell’uscita del loro primo libro, neanche fossero un’agenzia di stampa.

8) Esordienti spocchiosi che si gasano per aver pubblicato qualcosa
... e invitano sollecitamente tutti a cliccare "mi piace" sulla loro pagina fan. Qualcuno glielo spiega che 500 "mi piace" non corrispondono a 500 persone che hanno letto e apprezzato il suo libro?

9) Editori con la puzza sotto il naso
Contattati per una proposta editoriale, non rispondono neppure per dire che il tuo manoscritto è carta straccia. 

10) Editori che hanno di meglio da fare
Contattati per una proposta editoriale, rispondono dopo due anni. Meglio tardi che mai? 

11) Pessimi scrittori che intasano le case editrici con i loro manoscritti. 
Certo, ognuno è libero di fare quello che vuole. Comunque, non mi piace.

12) Aspiranti scrittori che non conoscono neppure l’italiano.
Prima di comprare un manuale di scrittura creativa, provate a dare una sfogliata alla grammatica.

13) Librerie che snobbano le piccole case editrici. 
Questa si commenta da sola.

14) Siti letterari che discriminano gli scrittori che hanno pubblicato con una EAP o in self-publishing.
Che abbiamo sbagliato o meno, come si fa a dire a priori che hanno scritto un pessimo libro?

15) Libri-spazzatura in bella vista sugli scaffali delle librerie.
Ogni volta che Bruno Vespa pubblica un libro, un Angelo perde le ali.

Anima di carta
LEGGI TUTTO

1) EAP
Editoria a pagamento: paga e io ti pubblico tutto quello che la tua mente malata è stata in grado di produrre.

2) Recensioni a pagamento
L’ultimo nato tra i mille modi per spremere gli esordienti: paga e noi parliamo bene del tuo libro.

3) Concorsi fasulli 
In premio c’è la pubblicazione (previo contributo per la stampa) oppure una bella targhetta (previa quota di iscrizione al concorso).

4) Percentuali ridicole dei compensi agli scrittori
Ad esempio il 2% sul prezzo di copertina, fate voi i conti.

5) Ghost Writers
Ovvero quando gente pseudo-famosa che non sa mettere due parole in fila si fa scrivere l’autobiografia da uno che sa scrivere, ma che non firmerà l’opera.

6) Scrittori che non rileggono quello che scrivono 
In pratica scritti che non meritano di essere letti neppure da chi li ha scritti.

7) Spam letterario
Neo-scrittori che contattano tutti i blog letterari, i forum e le bacheche di facebook con un messaggio standard per informare dell’uscita del loro primo libro, neanche fossero un’agenzia di stampa.

8) Esordienti spocchiosi che si gasano per aver pubblicato qualcosa
... e invitano sollecitamente tutti a cliccare "mi piace" sulla loro pagina fan. Qualcuno glielo spiega che 500 "mi piace" non corrispondono a 500 persone che hanno letto e apprezzato il suo libro?

9) Editori con la puzza sotto il naso
Contattati per una proposta editoriale, non rispondono neppure per dire che il tuo manoscritto è carta straccia. 

10) Editori che hanno di meglio da fare
Contattati per una proposta editoriale, rispondono dopo due anni. Meglio tardi che mai? 

11) Pessimi scrittori che intasano le case editrici con i loro manoscritti. 
Certo, ognuno è libero di fare quello che vuole. Comunque, non mi piace.

12) Aspiranti scrittori che non conoscono neppure l’italiano.
Prima di comprare un manuale di scrittura creativa, provate a dare una sfogliata alla grammatica.

13) Librerie che snobbano le piccole case editrici. 
Questa si commenta da sola.

14) Siti letterari che discriminano gli scrittori che hanno pubblicato con una EAP o in self-publishing.
Che abbiamo sbagliato o meno, come si fa a dire a priori che hanno scritto un pessimo libro?

15) Libri-spazzatura in bella vista sugli scaffali delle librerie.
Ogni volta che Bruno Vespa pubblica un libro, un Angelo perde le ali.

Anima di carta

lunedì 28 maggio 2012

Faccia a faccia con... la protagonista di "Notti senza luna"

Un personaggio fantasy, nato dalla penna della scrittrice esordiente Flavia Cantini (... nato dalla penna è un modo di dire ormai...) è protagonista di questa intervista.
Si tratta di Selene, una ragazza speciale, alla prese con una missione raccontata nel romanzo "Notti senza luna", edito da Arduino Sacco Editore.
Lasciamo che sia lei a dirci di più su se stessa e sulla sua storia.

Selene, cominciamo parlando un po’ di te... sei una ragazza di 20 anni decisamente particolare: cosa ti distingue dalle tue coetanee?
Eh sì, sono una ragazza decisamente speciale e, per questo, la mia vita è sempre stata difficile. Non sono mai riuscita ad essere spensierata come le mie coetanee perché, fin da bambina, avevo delle “visioni”, percepivo che c’era “qualcosa di strano nell’aria”, sospettavo che esistesse un’altra realtà oltre quella degli umani. Però, non ero ancora in grado di capire fino in fondo cosa accadeva al paese, sentivo che la maggior parte delle persone (che avrei poi scoperto non essere persone ma nientemeno che demoni!) mi odiava senza motivo apparente e soffrivo tantissimo per la mia condizione di emarginata. Poi, ho scoperto di essere predestinata ad assolvere una nobile Missione a fianco del Bene nella sua eterna battaglia contro il Male; si è aperto dinnanzi a me un mondo che non credevo possibile, il mondo soprannaturale.
Non sono, quindi, una semplice umana, ho un potere speciale e vivo a metà strada tra la realtà concreta degli uomini e quella parallela (e invisibile) del sovrannaturale.
Non sono perfetta e invincibile, ho le mie fragilità e non è semplice la Missione per cui sono nata.
Il termine che può definirmi è Combattente poiché la mia Missione è combattere (nell’ambito del mio paese natio) i demoni che hanno come obiettivo quello di distruggere la razza umana.

Come hai scoperto il mistero della tua esistenza, ciò che ti rende speciale? E come questa scoperta ha cambiato il modo di vedere il mondo e te stessa?

E’ stato un momento molto scioccante quello in cui ho scoperto il mistero (e il motivo) della mia esistenza, il destino e la Missione che mi attendevano.
Avevo soltanto dodici anni, fu una sera a casa dei vicini, vidi qualcosa nel buio fuori dalla finestra che mi lasciò interdetta… Capii che dovevo fare chiarezza una volta per tutte e mi rivolsi ad una figura per me molto importante, un anziano e misterioso prozio eremita e conoscitore dell’occulto. Fu lui a rivelarmi l’esistenza dei demoni, le loro intenzioni e il mio destino, la mia Missione a fianco delle forze del Bene.
Uno shock, la mia vita cambiò radicalmente e anche il mio modo di vedere me stessa; non è stato facile accettare una simile responsabilità ma, allo stesso tempo, finalmente tutto mi è parso chiaro, le mie visioni, l’emarginazione e l’odio che, senza motivo apparente, sentivo verso di me.
Insomma, è stato uno shock ma chiarificatore, mi ha reso orgogliosa e sicura di me stessa.

Cosa rappresenta per te la missione che ora sai di dover portare avanti?
La mia Missione rappresenta per me un grande onore, un motivo di orgoglio e una grande responsabilità. E’ motivo di riscatto ma anche di sofferenza, ho un rapporto, diciamo, ambiguo con la Missione perché, da un lato, è la mia ragione di vita ma, dall’altro, mi rende “diversa” e fin troppo consapevole dei misteri dell’esistenza. Niente spensieratezza per me.

Quali sono i tuoi nemici in questa vicenda? E di chi invece sai che puoi fidarti?
I miei nemici sono i demoni colonizzatori, dannate larve che stanno occupando ogni singolo borgo, città, metropoli del mondo al fine di diventare la razza dominante sul pianeta Terra. Si nascondono sotto finte spoglie umane e agli occhi degli umani appaiono come semplici amici, negozianti, vicini, professionisti… E, di conseguenza, anche gli umani del paese sono miei nemici poiché non mi comprendono, non possono sapere nulla del mistero della mia esistenza e mi additano come “strana”, “dispotica”, “asociale”.
Posso fidarmi del prozio e di Devin, paladino del Bene e mio prezioso alleato. Tuttavia, anche loro due custodiscono segreti che non vogliono rivelarmi…

Qual’è il tuo incubo più grande?
Il mio incubo più grande? Non riuscire a portare a termine la Missione a causa della passione proibita per il Capo dei demoni del paese, cosa che non so dove mi condurrà…
Non posso venire meno ai principi del Bene, tradire la Missione, il mio destino ma sono fragile e mi sono lasciata trasportare da un’insana passione… Non so come uscirne e poi ho il terrore che Devin venga a sapere tutto… A quali conseguenze porterebbe il fallimento della Missione? Meglio non immaginarlo.

E il tuo sogno più grande?
Il mio sogno più grande è portare a termine la Missione, distruggere il Male e vedere il mondo rinascere nella Luce, come dice sempre Devin. Sì, lo so che sono contraddittoria, ma vivo un intricato dilemma…

Domanda di rito per l’autrice di questo romanzo, Flavia Cantini: quanto ti identifichi con il tuo personaggio?
Io, autrice, mi identifico molto nella protagonista. Mi sento anch’io diversa dalla massa e speciale, sono sempre stata una ragazza profonda, riflessiva, anche solitaria e poco compresa nelle mie riflessioni e nel grande trasporto per l’arte.
Nel vissuto di Selene c’è tanto del mio passato, le mie aspirazioni, la mia fantasia.
Selene ha molto del mio carattere, del mio rapporto con la realtà di tutti i giorni (la banale routine mi va molto stretta), del mio interesse per il paranormale e ipotetiche realtà parallele a quella umana. Attraverso il personaggio di Selene ho anche avuto modo di affrontare e episodi spiacevoli del mio passato e di rielaborarli (la scrittura sa essere terapeutica).

“Notti senza luna” è al suo primo volume... ci anticipi qualcosa sui prossimi due?
Selene: A questa domanda risponde l’autrice che la sa più lunga di noi personaggi ed è lei che ci consente di esistere eheh.
Flavia: Gli altri due volumi? Il secondo volume l’ho appena terminato e posso dire che una definizione appropriata è “fantasy-psicologico”. Sì perché Selene dovrà affrontare i traumi e i fantasmi del suo difficile passato e venire a patti con le sue fragilità e paure umane. Poi, si troverà di fronte alla scelta più cruciale di tutte: seguire il Bene o continuare a lasciarsi affascinare dal Male? E, se segue il Bene, sarà poi davvero una strada facile e tutta in discesa?
Per quanto riguarda il terzo, il più difficile da scrivere a mio avviso, per ora è soltanto abbozzato ma direi che è il più fantasy dei tre, conosceremo una nuova realtà e nuovi personaggi.

Allora in bocca al lupo per la scrittura dei prossimi volumi e grazie per questa intervista!
E se volete sapere di più su questo romanzo, vi invito a visitare i siti di Flavia:
http://flaviascrittrice.blogspot.com
www.flaviacantini.it

NOTTI SENZA LUNA – Vol. I
di Flavia Cantini
Arduino Sacco Editore

Trama
Una ragazza solitaria, la razza del male giunta sulla Terra, una missione: liberare il paese natio dai demoni invasori. Un imprevisto: l’irresistibile attrazione per Larck, il temibile ma affascinante Capo dei demoni.
Un dilemma: porre fine all’esistenza dell’amante demoniaco, rinnegando l’attrazione proibita o risparmiarlo, contravvenendo alla Missione e aprendo la strada a qualcosa d’incontrollabile?

L'Autore
Cantini Flavia nasce a Savona il 20/03/1987. I suoi primi racconti brevi inizia a scriverli all’età di sei anni. A quindici anni, nel 2002, ottiene il Secondo premio al concorso di Poesia e Narrativa organizzato dalla CaARTEiv, Associazione Culturale ligure. A sedici anni, nel 2003, ottiene il Primo premio al successivo concorso di Poesia e narrativa organizzato dalla CaARTEiv. Si diploma al Liceo Classico nel 2006 e consegue la Laurea in Dams Cinema nel 2010. Nel 2011 studia regia alla Scuola d’Arte Cinematografica di Genova e dirige i suoi primi due cortometraggi “Il filo di Arianna” e “Prigione di silenzio” ( e una video animazione). Non lascia passare giorno senza dedicarsi alla sua grande passione, la scrittura. Nel 2009 partecipa alla Quinta Edizione del Concorso “Granelli di Parole” indetto dalla Casa Editrice Kimerik e il suo racconto breve viene segnalato per “Meriti Letterari” e, perciò, inserito nel volume curato e edito dalla suddetta Casa Editrice intitolato “Racconti di Autori Italiani”.
Nel 2010 pubblica con l’Associazione Culturale CaARTEiv una storia di vita vissuta in un agevole volumetto intitolato “Ritratto”. Lo presenta al pubblico in una giornata curata dalla suddetta Associazione e la notizia viene riportata su giornali locali e siti internet.
Nel 2011 pubblica con la Casa editrice Arduino Sacco Editore il romanzo fantasy (volume primo di una trilogia) “Notti senza luna”, e nel 2012 il seguito, "Notti senza luna - Il male e l'angelo".


NOTTI SENZA LUNA – Vol. II
Il male e l'angelo
di Flavia Cantini
Arduino Sacco Editore

Per saperne di più visita il sito dell'editore

LEGGI TUTTO
Un personaggio fantasy, nato dalla penna della scrittrice esordiente Flavia Cantini (... nato dalla penna è un modo di dire ormai...) è protagonista di questa intervista.
Si tratta di Selene, una ragazza speciale, alla prese con una missione raccontata nel romanzo "Notti senza luna", edito da Arduino Sacco Editore.
Lasciamo che sia lei a dirci di più su se stessa e sulla sua storia.

Selene, cominciamo parlando un po’ di te... sei una ragazza di 20 anni decisamente particolare: cosa ti distingue dalle tue coetanee?
Eh sì, sono una ragazza decisamente speciale e, per questo, la mia vita è sempre stata difficile. Non sono mai riuscita ad essere spensierata come le mie coetanee perché, fin da bambina, avevo delle “visioni”, percepivo che c’era “qualcosa di strano nell’aria”, sospettavo che esistesse un’altra realtà oltre quella degli umani. Però, non ero ancora in grado di capire fino in fondo cosa accadeva al paese, sentivo che la maggior parte delle persone (che avrei poi scoperto non essere persone ma nientemeno che demoni!) mi odiava senza motivo apparente e soffrivo tantissimo per la mia condizione di emarginata. Poi, ho scoperto di essere predestinata ad assolvere una nobile Missione a fianco del Bene nella sua eterna battaglia contro il Male; si è aperto dinnanzi a me un mondo che non credevo possibile, il mondo soprannaturale.
Non sono, quindi, una semplice umana, ho un potere speciale e vivo a metà strada tra la realtà concreta degli uomini e quella parallela (e invisibile) del sovrannaturale.
Non sono perfetta e invincibile, ho le mie fragilità e non è semplice la Missione per cui sono nata.
Il termine che può definirmi è Combattente poiché la mia Missione è combattere (nell’ambito del mio paese natio) i demoni che hanno come obiettivo quello di distruggere la razza umana.

Come hai scoperto il mistero della tua esistenza, ciò che ti rende speciale? E come questa scoperta ha cambiato il modo di vedere il mondo e te stessa?

E’ stato un momento molto scioccante quello in cui ho scoperto il mistero (e il motivo) della mia esistenza, il destino e la Missione che mi attendevano.
Avevo soltanto dodici anni, fu una sera a casa dei vicini, vidi qualcosa nel buio fuori dalla finestra che mi lasciò interdetta… Capii che dovevo fare chiarezza una volta per tutte e mi rivolsi ad una figura per me molto importante, un anziano e misterioso prozio eremita e conoscitore dell’occulto. Fu lui a rivelarmi l’esistenza dei demoni, le loro intenzioni e il mio destino, la mia Missione a fianco delle forze del Bene.
Uno shock, la mia vita cambiò radicalmente e anche il mio modo di vedere me stessa; non è stato facile accettare una simile responsabilità ma, allo stesso tempo, finalmente tutto mi è parso chiaro, le mie visioni, l’emarginazione e l’odio che, senza motivo apparente, sentivo verso di me.
Insomma, è stato uno shock ma chiarificatore, mi ha reso orgogliosa e sicura di me stessa.

Cosa rappresenta per te la missione che ora sai di dover portare avanti?
La mia Missione rappresenta per me un grande onore, un motivo di orgoglio e una grande responsabilità. E’ motivo di riscatto ma anche di sofferenza, ho un rapporto, diciamo, ambiguo con la Missione perché, da un lato, è la mia ragione di vita ma, dall’altro, mi rende “diversa” e fin troppo consapevole dei misteri dell’esistenza. Niente spensieratezza per me.

Quali sono i tuoi nemici in questa vicenda? E di chi invece sai che puoi fidarti?
I miei nemici sono i demoni colonizzatori, dannate larve che stanno occupando ogni singolo borgo, città, metropoli del mondo al fine di diventare la razza dominante sul pianeta Terra. Si nascondono sotto finte spoglie umane e agli occhi degli umani appaiono come semplici amici, negozianti, vicini, professionisti… E, di conseguenza, anche gli umani del paese sono miei nemici poiché non mi comprendono, non possono sapere nulla del mistero della mia esistenza e mi additano come “strana”, “dispotica”, “asociale”.
Posso fidarmi del prozio e di Devin, paladino del Bene e mio prezioso alleato. Tuttavia, anche loro due custodiscono segreti che non vogliono rivelarmi…

Qual’è il tuo incubo più grande?
Il mio incubo più grande? Non riuscire a portare a termine la Missione a causa della passione proibita per il Capo dei demoni del paese, cosa che non so dove mi condurrà…
Non posso venire meno ai principi del Bene, tradire la Missione, il mio destino ma sono fragile e mi sono lasciata trasportare da un’insana passione… Non so come uscirne e poi ho il terrore che Devin venga a sapere tutto… A quali conseguenze porterebbe il fallimento della Missione? Meglio non immaginarlo.

E il tuo sogno più grande?
Il mio sogno più grande è portare a termine la Missione, distruggere il Male e vedere il mondo rinascere nella Luce, come dice sempre Devin. Sì, lo so che sono contraddittoria, ma vivo un intricato dilemma…

Domanda di rito per l’autrice di questo romanzo, Flavia Cantini: quanto ti identifichi con il tuo personaggio?
Io, autrice, mi identifico molto nella protagonista. Mi sento anch’io diversa dalla massa e speciale, sono sempre stata una ragazza profonda, riflessiva, anche solitaria e poco compresa nelle mie riflessioni e nel grande trasporto per l’arte.
Nel vissuto di Selene c’è tanto del mio passato, le mie aspirazioni, la mia fantasia.
Selene ha molto del mio carattere, del mio rapporto con la realtà di tutti i giorni (la banale routine mi va molto stretta), del mio interesse per il paranormale e ipotetiche realtà parallele a quella umana. Attraverso il personaggio di Selene ho anche avuto modo di affrontare e episodi spiacevoli del mio passato e di rielaborarli (la scrittura sa essere terapeutica).

“Notti senza luna” è al suo primo volume... ci anticipi qualcosa sui prossimi due?
Selene: A questa domanda risponde l’autrice che la sa più lunga di noi personaggi ed è lei che ci consente di esistere eheh.
Flavia: Gli altri due volumi? Il secondo volume l’ho appena terminato e posso dire che una definizione appropriata è “fantasy-psicologico”. Sì perché Selene dovrà affrontare i traumi e i fantasmi del suo difficile passato e venire a patti con le sue fragilità e paure umane. Poi, si troverà di fronte alla scelta più cruciale di tutte: seguire il Bene o continuare a lasciarsi affascinare dal Male? E, se segue il Bene, sarà poi davvero una strada facile e tutta in discesa?
Per quanto riguarda il terzo, il più difficile da scrivere a mio avviso, per ora è soltanto abbozzato ma direi che è il più fantasy dei tre, conosceremo una nuova realtà e nuovi personaggi.

Allora in bocca al lupo per la scrittura dei prossimi volumi e grazie per questa intervista!
E se volete sapere di più su questo romanzo, vi invito a visitare i siti di Flavia:
http://flaviascrittrice.blogspot.com
www.flaviacantini.it

NOTTI SENZA LUNA – Vol. I
di Flavia Cantini
Arduino Sacco Editore

Trama
Una ragazza solitaria, la razza del male giunta sulla Terra, una missione: liberare il paese natio dai demoni invasori. Un imprevisto: l’irresistibile attrazione per Larck, il temibile ma affascinante Capo dei demoni.
Un dilemma: porre fine all’esistenza dell’amante demoniaco, rinnegando l’attrazione proibita o risparmiarlo, contravvenendo alla Missione e aprendo la strada a qualcosa d’incontrollabile?

L'Autore
Cantini Flavia nasce a Savona il 20/03/1987. I suoi primi racconti brevi inizia a scriverli all’età di sei anni. A quindici anni, nel 2002, ottiene il Secondo premio al concorso di Poesia e Narrativa organizzato dalla CaARTEiv, Associazione Culturale ligure. A sedici anni, nel 2003, ottiene il Primo premio al successivo concorso di Poesia e narrativa organizzato dalla CaARTEiv. Si diploma al Liceo Classico nel 2006 e consegue la Laurea in Dams Cinema nel 2010. Nel 2011 studia regia alla Scuola d’Arte Cinematografica di Genova e dirige i suoi primi due cortometraggi “Il filo di Arianna” e “Prigione di silenzio” ( e una video animazione). Non lascia passare giorno senza dedicarsi alla sua grande passione, la scrittura. Nel 2009 partecipa alla Quinta Edizione del Concorso “Granelli di Parole” indetto dalla Casa Editrice Kimerik e il suo racconto breve viene segnalato per “Meriti Letterari” e, perciò, inserito nel volume curato e edito dalla suddetta Casa Editrice intitolato “Racconti di Autori Italiani”.
Nel 2010 pubblica con l’Associazione Culturale CaARTEiv una storia di vita vissuta in un agevole volumetto intitolato “Ritratto”. Lo presenta al pubblico in una giornata curata dalla suddetta Associazione e la notizia viene riportata su giornali locali e siti internet.
Nel 2011 pubblica con la Casa editrice Arduino Sacco Editore il romanzo fantasy (volume primo di una trilogia) “Notti senza luna”, e nel 2012 il seguito, "Notti senza luna - Il male e l'angelo".


NOTTI SENZA LUNA – Vol. II
Il male e l'angelo
di Flavia Cantini
Arduino Sacco Editore

Per saperne di più visita il sito dell'editore

lunedì 21 maggio 2012

I 10 nemici di uno stile perfetto

Mi tuffo anche io nella recente mania degli elenchi e vi propongo il mio, che vuole raccogliere dieci cose da evitare per uno stile di qualità, che stiate scrivendo un romanzo, un racconto, un articolo, un saggio o un post su un blog...
  1. Avverbi. Evitate di condire il vostro testo con gli avverbi, soprattutto quelli che terminano per -mente. Ovviamente, naturalmente, disperatamente, improvvisamente... Appesantiscono il testo e sono inutili. Tra l’altro un autore inesperto si vede proprio dall’uso che fa degli avverbi, quindi siete avvertiti...

  2. Aggettivi inutili. Anche l’uso degli aggettivi andrebbero moderato. In fase di riscrittura, è bene chiederci se ognuno di essi apporti davvero qualcosa in più alla frase e se esprima con precisione ciò che vogliamo dire.

  3. Parole ricercate, ridondanti, pretenziose (e presuntuose). Insomma i paroloni!

  4. Metafore abusate. Diventò rosso come un peperone.

  5. Ripetizioni di una parola nello stesso periodo.

  6. Abuso dei sinonimi di “dire”. È più che giusto cercare alternative al solito disse, ma più che usare espressioni contorte e ridicole, meglio un sobrio disse ripetuto.

  7. Forma passiva. Si tratta di una struttura debole e senza azione che va sostituita sempre con una forma attiva. Si dice che... Il treno fu fatto fermare... La giacca era stata lavata.

  8. Frasi fatte. Andare su tutte le furie. Mandare all’aria.

  9. Punti esclamativi dappertutto!!!! Fanno molto teenager (tipicamente donna).

  10. Abuso di dialetto, parolacce, espressioni “forti”. Avete proprio deciso di spiazzare i vostri lettori? Ma siete sicuri che loro lo apprezzeranno?
Resta da dire che ognuno ha il suo stile, probabilmente in evoluzione continua, uno stile che si può affinare e perfezionare.
Quello sta sta alla base di tutte queste piccole regole, da sempre condivise da chi scrive, è l'obiettivo di una scrittura il più possibile sobria, pulita e curata, ma anche precisa ed efficace. In fondo, le "regole" possono solo dare un piccolo aiuto a migliorare il nostro modo di esprimerci, che resta comunque unico...

“Io credo che la strada verso l’inferno sia lastricata di avverbi”
Stephen King

E voi siete d'accordo con Stephen King o considerate un'esagerazione questo demonizzare gli avverbi?
LEGGI TUTTO
Mi tuffo anche io nella recente mania degli elenchi e vi propongo il mio, che vuole raccogliere dieci cose da evitare per uno stile di qualità, che stiate scrivendo un romanzo, un racconto, un articolo, un saggio o un post su un blog...
  1. Avverbi. Evitate di condire il vostro testo con gli avverbi, soprattutto quelli che terminano per -mente. Ovviamente, naturalmente, disperatamente, improvvisamente... Appesantiscono il testo e sono inutili. Tra l’altro un autore inesperto si vede proprio dall’uso che fa degli avverbi, quindi siete avvertiti...

  2. Aggettivi inutili. Anche l’uso degli aggettivi andrebbero moderato. In fase di riscrittura, è bene chiederci se ognuno di essi apporti davvero qualcosa in più alla frase e se esprima con precisione ciò che vogliamo dire.

  3. Parole ricercate, ridondanti, pretenziose (e presuntuose). Insomma i paroloni!

  4. Metafore abusate. Diventò rosso come un peperone.

  5. Ripetizioni di una parola nello stesso periodo.

  6. Abuso dei sinonimi di “dire”. È più che giusto cercare alternative al solito disse, ma più che usare espressioni contorte e ridicole, meglio un sobrio disse ripetuto.

  7. Forma passiva. Si tratta di una struttura debole e senza azione che va sostituita sempre con una forma attiva. Si dice che... Il treno fu fatto fermare... La giacca era stata lavata.

  8. Frasi fatte. Andare su tutte le furie. Mandare all’aria.

  9. Punti esclamativi dappertutto!!!! Fanno molto teenager (tipicamente donna).

  10. Abuso di dialetto, parolacce, espressioni “forti”. Avete proprio deciso di spiazzare i vostri lettori? Ma siete sicuri che loro lo apprezzeranno?
Resta da dire che ognuno ha il suo stile, probabilmente in evoluzione continua, uno stile che si può affinare e perfezionare.
Quello sta sta alla base di tutte queste piccole regole, da sempre condivise da chi scrive, è l'obiettivo di una scrittura il più possibile sobria, pulita e curata, ma anche precisa ed efficace. In fondo, le "regole" possono solo dare un piccolo aiuto a migliorare il nostro modo di esprimerci, che resta comunque unico...

“Io credo che la strada verso l’inferno sia lastricata di avverbi”
Stephen King

E voi siete d'accordo con Stephen King o considerate un'esagerazione questo demonizzare gli avverbi?

giovedì 17 maggio 2012

Sandra Faé e i suoi "Frollini a colazione"

Protagonista dell'intervista che sto per presentarvi è l'autrice del vivace romanzo "Frollini a colazione (ma io volevo la brioche...), Sandra Faé.
Sandra  che oltre ad essere una brillante scrittrice, è anche una blogger di successo (http://frolliniacolazione.blogspot.it–  ci racconta del suo libro e delle sue avventure nel mondo dell'editoria e dei blog.

Sandra, iniziamo subito con il titolo del tuo primo romanzo, Frollini a colazione (ma io volevo la brioche..), un titolo che incuriosisce subito... ci spieghi a cosa fa riferimento?
Certo volentieri. E' una metafora: i frollini rappresentano le cose semplici e tradizionali, in contasto con la brioche del bar. Ilaria è una ragazza frollino che vorrebbe diventar brioche, più ricercata, senza sapere che proprio la sua simpatica genuinità è la sua arma vincente nella vita.


Com’è nata la storia di Ilaria Pedra, protagonista di “Frollini”?
Nell'agosto del 2004 ero sola a Milano e ho cominciato ad immaginare il diario di una single, buttando giù qualcosa, riesumando qualche vecchio racconto riadattandolo. Un'accozzaglia di fogli che ha preso la sua forma definitiva molto tempo dopo.

Di certo c’è moltissimo di te in lei, vero?
Sì c'è molto. Ma ho sempre l'impressione che la gente pensi che si sia di più di ciò che in realtà c'è!

E in merito alla Sandra scrittrice, quando e come è sbocciata questa passione?
Come molti autori, anch'io scrivo da sempre. Ho perso il conto dei corsi di scrittura creativa che ho frequentato e dei concorsi ai quali ho partecipato. Ci sono almeno 7 miei racconti pubblicati in antologie ormai introvabili.  Quello che posso dire è che nel tempo di sicuro è molto cambiata la consapevolezza circa il mio potenziale.

Oggi sei anche una blogger molto seguita... cosa rappresenta per te questa attività?
Guarda quando mia sorella mi ha aperto il blog non sapevo proprio come gestirlo. Non ero una che visitava blog. Ora in un anno e mezzo è un'appendice di me. Mi sono mossa stravolgendo le regole, che peraltro conoscevo ben poco. Ho agito di getto col cuore mettendo sul piatto molto di me, e questo la gente l'ha capito, e mi ha ricambiata centuplicando quanto ho seminato. Attualmente dedico molto tempo alla blog sfera. Rispondo al massimo in un paio di giorni alle tante mail che ricevo e sono sconcertata da manifestazioni d'affetto spesso addirittura imbarazzanti.

Come tutti gli scrittori esordienti, immagino che abbia avuto anche tu, come tanti, delle "avventure" nella jungla dell’editoria: ce le racconti?
Tutte cara non potrei: sono davvero troppe. Gli editori a pagamento sono all'ordine del giorno e credo non rappresentino l'aspetto più scandaloso del sistema. Sono rimasta maggiormente turbata da un editore di un certo rilievo, seppur non proprio notissimo, ma molto ben strutturato, con una bella sede in una zona molto vip di Milano, mi ha risposto il giorno seguente il ricevimento di una mia proposta assediandomi. Mail, telefonate, lusinghe, ho preso un giorno di ferie per andare a sentire cosa avesse da dirmi. Parliamo un po', troppo "lecchinoso" e  poi sparisce. Attendo un mese circa, lo ricontatto sollecitando una risposta e ha la faccia tosta di dirmi che "no, non se ne fa nulla" - cosa che ovviamente avevo capito - " ma non avrai mica pensato che non ci saremmo più fatti vivi?!" Ma non c'era nulla da pensare, è semplicemente ciò che hanno fatto. Quando guardi negli occhi una persona poi dovresti avere la dignità di dirle "no". Questo mi ha ferita molto. E tornando al discorso blog, i miei lettori, che crescono di giorno in giorno, hanno capito che  io son fatta di una pasta ben diversa da quella di questa, si trattava di una mia coetanea circa, persona indefinibile.

Infine, qual è potrebbe essere la tua personale “ricetta” per migliorare il mondo editoriale?
Di sicuro evitare i comportamenti di cui sopra. Capisco che l'editore spesso si trovi sommerso da monoscritti di dubbia qualità da esaminare, io personalmente visionerei le prime e le ultime 5 pagine, unite ad una breve sinossi. Già si può capire molto, e, solo se il testo mi pare meriti perderei tempo e risorse per leggere l'intero romanzo. E già qui si elimina un sacco di lavoro. Risponderei a tutti, oggi con la mail basta un click. Non pubblicherei figli di, piuttosto che cantanti, veline e calciatori, e già stiamo facendo una scrematura non indifferente. Altro non so dirti, non amo parlare di cose che non so, non sono un editore, ma già con queste due o tre idee che ho brevemente espresso un po' la situazione migliorerebbe per tutti.

Per concludere vorrei dire che il mio secondo romanzo è in fase di valutazione da parte di un editore romano che mi piace molto. Serio, di medie dimensioni, se dovesse ricevere un rifiuto, ho deciso che mi prenderò un agente.

Ringrazio Sandra per aver risposto alle mie domande, augurandole di vedere realizzati presto i suoi progetti. Intanto, vi invito a visitare il suo blog e vi lascio alcune info sul romanzo.

FROLLINI A COLAZIONE
(ma io volevo la brioche)
di Sandra Faé
ExCogita Editore

“Io invece bevevo svogliatamente il mio latte e Orzobimbo, coi frollini tristi, sognando la brioche calda con la quale Marco iniziava la giornata. (…) Di solito aveva sul viso una macchia di marmellata o di cioccolato, a seconda di quale brioche stava gustando, e ci sorridevamo: eravamo entrambi molto felici di rivederci, come se non ci fossimo salutati solo poche ore prima. (…) E così, pian piano, frollino dopo frollino tra un’Irene perfetta e tutta una serie di bastardate ben lontane dalla perfezione, la bambina con la mantellina gialla diventava donna. Pronta per tutta una serie di rappresentanti dell’Homo bastardus che le sarebbero toccati in sorte: altro che frollini…”
Un’irresistibile single alle prese con problemi di cuore, colleghi e capelli.

L'Autore
Sandra è nata e vive a Milano dove si occupa di adempimenti fiscali nell'Unione europea. E' sposata con Emanuele simpatico ragazzo 3/4 greco che è il suo primo fan e l'aiuta a districarsi nei deliri informatici quando scrive. Nel poco tempo libero che le rimane ama gli hobby creativi, fare gite, leggere, andare al cinema e a teatro. Non sopporta il calcio, la liquirizia, e i librucoli. Ha una splendida casa ordinata piena di libri e colori, e un divano sfondato dove si svacca troppo raramente cercando di riacquistare sembianze umane. Sogna di avere un parrucchiere personale, un cuoco e un autista a disposizione 24 su 24!

LEGGI TUTTO
Protagonista dell'intervista che sto per presentarvi è l'autrice del vivace romanzo "Frollini a colazione (ma io volevo la brioche...), Sandra Faé.
Sandra  che oltre ad essere una brillante scrittrice, è anche una blogger di successo (http://frolliniacolazione.blogspot.it–  ci racconta del suo libro e delle sue avventure nel mondo dell'editoria e dei blog.

Sandra, iniziamo subito con il titolo del tuo primo romanzo, Frollini a colazione (ma io volevo la brioche..), un titolo che incuriosisce subito... ci spieghi a cosa fa riferimento?
Certo volentieri. E' una metafora: i frollini rappresentano le cose semplici e tradizionali, in contasto con la brioche del bar. Ilaria è una ragazza frollino che vorrebbe diventar brioche, più ricercata, senza sapere che proprio la sua simpatica genuinità è la sua arma vincente nella vita.


Com’è nata la storia di Ilaria Pedra, protagonista di “Frollini”?
Nell'agosto del 2004 ero sola a Milano e ho cominciato ad immaginare il diario di una single, buttando giù qualcosa, riesumando qualche vecchio racconto riadattandolo. Un'accozzaglia di fogli che ha preso la sua forma definitiva molto tempo dopo.

Di certo c’è moltissimo di te in lei, vero?
Sì c'è molto. Ma ho sempre l'impressione che la gente pensi che si sia di più di ciò che in realtà c'è!

E in merito alla Sandra scrittrice, quando e come è sbocciata questa passione?
Come molti autori, anch'io scrivo da sempre. Ho perso il conto dei corsi di scrittura creativa che ho frequentato e dei concorsi ai quali ho partecipato. Ci sono almeno 7 miei racconti pubblicati in antologie ormai introvabili.  Quello che posso dire è che nel tempo di sicuro è molto cambiata la consapevolezza circa il mio potenziale.

Oggi sei anche una blogger molto seguita... cosa rappresenta per te questa attività?
Guarda quando mia sorella mi ha aperto il blog non sapevo proprio come gestirlo. Non ero una che visitava blog. Ora in un anno e mezzo è un'appendice di me. Mi sono mossa stravolgendo le regole, che peraltro conoscevo ben poco. Ho agito di getto col cuore mettendo sul piatto molto di me, e questo la gente l'ha capito, e mi ha ricambiata centuplicando quanto ho seminato. Attualmente dedico molto tempo alla blog sfera. Rispondo al massimo in un paio di giorni alle tante mail che ricevo e sono sconcertata da manifestazioni d'affetto spesso addirittura imbarazzanti.

Come tutti gli scrittori esordienti, immagino che abbia avuto anche tu, come tanti, delle "avventure" nella jungla dell’editoria: ce le racconti?
Tutte cara non potrei: sono davvero troppe. Gli editori a pagamento sono all'ordine del giorno e credo non rappresentino l'aspetto più scandaloso del sistema. Sono rimasta maggiormente turbata da un editore di un certo rilievo, seppur non proprio notissimo, ma molto ben strutturato, con una bella sede in una zona molto vip di Milano, mi ha risposto il giorno seguente il ricevimento di una mia proposta assediandomi. Mail, telefonate, lusinghe, ho preso un giorno di ferie per andare a sentire cosa avesse da dirmi. Parliamo un po', troppo "lecchinoso" e  poi sparisce. Attendo un mese circa, lo ricontatto sollecitando una risposta e ha la faccia tosta di dirmi che "no, non se ne fa nulla" - cosa che ovviamente avevo capito - " ma non avrai mica pensato che non ci saremmo più fatti vivi?!" Ma non c'era nulla da pensare, è semplicemente ciò che hanno fatto. Quando guardi negli occhi una persona poi dovresti avere la dignità di dirle "no". Questo mi ha ferita molto. E tornando al discorso blog, i miei lettori, che crescono di giorno in giorno, hanno capito che  io son fatta di una pasta ben diversa da quella di questa, si trattava di una mia coetanea circa, persona indefinibile.

Infine, qual è potrebbe essere la tua personale “ricetta” per migliorare il mondo editoriale?
Di sicuro evitare i comportamenti di cui sopra. Capisco che l'editore spesso si trovi sommerso da monoscritti di dubbia qualità da esaminare, io personalmente visionerei le prime e le ultime 5 pagine, unite ad una breve sinossi. Già si può capire molto, e, solo se il testo mi pare meriti perderei tempo e risorse per leggere l'intero romanzo. E già qui si elimina un sacco di lavoro. Risponderei a tutti, oggi con la mail basta un click. Non pubblicherei figli di, piuttosto che cantanti, veline e calciatori, e già stiamo facendo una scrematura non indifferente. Altro non so dirti, non amo parlare di cose che non so, non sono un editore, ma già con queste due o tre idee che ho brevemente espresso un po' la situazione migliorerebbe per tutti.

Per concludere vorrei dire che il mio secondo romanzo è in fase di valutazione da parte di un editore romano che mi piace molto. Serio, di medie dimensioni, se dovesse ricevere un rifiuto, ho deciso che mi prenderò un agente.

Ringrazio Sandra per aver risposto alle mie domande, augurandole di vedere realizzati presto i suoi progetti. Intanto, vi invito a visitare il suo blog e vi lascio alcune info sul romanzo.

FROLLINI A COLAZIONE
(ma io volevo la brioche)
di Sandra Faé
ExCogita Editore

“Io invece bevevo svogliatamente il mio latte e Orzobimbo, coi frollini tristi, sognando la brioche calda con la quale Marco iniziava la giornata. (…) Di solito aveva sul viso una macchia di marmellata o di cioccolato, a seconda di quale brioche stava gustando, e ci sorridevamo: eravamo entrambi molto felici di rivederci, come se non ci fossimo salutati solo poche ore prima. (…) E così, pian piano, frollino dopo frollino tra un’Irene perfetta e tutta una serie di bastardate ben lontane dalla perfezione, la bambina con la mantellina gialla diventava donna. Pronta per tutta una serie di rappresentanti dell’Homo bastardus che le sarebbero toccati in sorte: altro che frollini…”
Un’irresistibile single alle prese con problemi di cuore, colleghi e capelli.

L'Autore
Sandra è nata e vive a Milano dove si occupa di adempimenti fiscali nell'Unione europea. E' sposata con Emanuele simpatico ragazzo 3/4 greco che è il suo primo fan e l'aiuta a districarsi nei deliri informatici quando scrive. Nel poco tempo libero che le rimane ama gli hobby creativi, fare gite, leggere, andare al cinema e a teatro. Non sopporta il calcio, la liquirizia, e i librucoli. Ha una splendida casa ordinata piena di libri e colori, e un divano sfondato dove si svacca troppo raramente cercando di riacquistare sembianze umane. Sogna di avere un parrucchiere personale, un cuoco e un autista a disposizione 24 su 24!

lunedì 14 maggio 2012

Damiano Leone presenta "Enkidu"

Oggi vi invito a leggere questa interessante intervista rivolta a Damiano Leone, scrittore poliedrico e maturo, autore di ben cinque romanzi.
Gli ho posto alcune domande a proposito della sua ultima opera, il romanzo "Enkidu" - in cui dà vita a un personaggio storico con molta accuratezza e fascino - e in merito alla sua esperienza di scrittore.

Enkidu, personaggio della mitologia sumera nell’epoca di Gilgamesh, è il protagonista del tuo romanzo. Come affronta questo mito la storia che racconti?
Non credo che si possa contestare l’esistenza, dietro le quinte di qualsiasi mito, di un substrato concreto. Per esempio, e come dimostrano ampiamente gli scavi a Troia, per quanto farcite di prodigiosi eventi, divinità e sortilegi, le epiche tramandate da Omero erano fondate su eventi storici. Probabilmente, esistettero un uomo chiamato Achille, uno di nome Odisseo, un Priamo e così via. Nel caso dell’epica di Gilgamesh, proprio a causa di alcuni ritrovamenti archeologici siamo ancora più certi dell’esistenza di un sovrano, il quinto della prima dinastia di Uruk, che portò quel nome. Il problema, almeno per un romanziere, è piuttosto quello di trarre alla luce ciò che sta dietro descrizioni poetiche ma anche inquinate dal fantastico, e da successivi rimaneggiamenti. In particolare, la domanda che mi posi era questa: chi fu realmente l’uomo che, con il suo ascendente, seppe trasformare un re egoista e prepotente, nell’archetipo del sovrano illuminato?


Perché hai scelto proprio questa figura?
Dopo aver letto tutto quello che la tradizione antica ci tramanda, è nato in me il sospetto che la sua figura fosse volutamente ridimensionata per far più brillare quella del sovrano. Certo, nulla di nuovo sotto il sole: ma proprio perché quest’epica è la più antica che l’uomo si tramandi, ho voluto restituirgli i meriti che sicuramente gli competono. E poi, devo confessarlo, vi era una motivazione sociale: è un vero peccato che, nonostante le tante lezioni della storia, i politici continuino a non tenerne conto. Anche al giorno d’oggi esistono individui dal potere smisurato, e che se solo lo volessero davvero, potrebbero mutare in meglio il corso degli eventi fino a tramandare il loro nome ai posteri che li rimpiangerebbero con sincerità: la sfortuna, è che non possano neanche contare sull’influenza di amici come Enkidu.

In “Enkidu” i tuoi personaggi sono soprattutto legati al mito. Coniugare dati storici con la fantasia e con l’esigenza di creare una personalità a 360° non è stata un’impresa facile, immagino...
Sì, ma nemmeno troppo difficile. In fin dei conti, chiunque legga l’epica originale intuirà facilmente, dietro eventi e situazioni straordinarie, ben più terrene e logiche contingenze.
Comunque, prima di cominciare a scrivere un romanzo, specie se storico, leggo tutto ciò che posso sul tema immedesimandomi non solo nel modo di pensare o di agire, ma anche in quello di esprimermi. Insomma, è una specie di full-immersion nell’epoca in cui si svolgono i fatti. Devo dire che la cosa risulta parecchio stimolante, anche se comporta alcuni disagi. Mia moglie sa bene, ad esempio, che per comunicare con me deve ripetere qualsiasi domanda almeno tre volte: prima che riesca finalmente a recepirla, strappandomi al mondo che sto tentando di creare.
Ma lo fa solo in casi d’emergenza, e per di più sorridendo benevolmente ironica: lasciandomi lavorare tranquillo anche per mesi, e anzi sostenendomi con consigli o critiche costruttive.

Il tuo stile di scrittura è accurato, molto maturo e in grado di trascinare subito il lettore nell’ambiente che descrive, lo si vede già dalle pagine iniziali. Quali consigli daresti a uno scrittore alle prime armi per scrivere in modo altrettanto efficace?
Domanda difficile da evadere, poiché lo scrivere è espressione fedele della personalità di un autore, e come lo fa dipende dai fondamentali del carattere, oltre che dalle esperienze sociali e personali che sono diverse per ognuno di loro. Quello che posso raccomandare è lavorare molto e con umiltà: e di scrivere con il cuore, per poi correggere e rivedere il proprio lavoro con la maggior freddezza possibile; quasi stessimo giudicando il testo di un agguerrito concorrente, piuttosto che la nostra amata creatura.
Si dovrebbe inoltre tener ben presente una realtà: e cioè che ogni emozione o sentimento umano è stato già magnificamente descritto nel periodo classico o prima ancora. Iliade e Odissea risalgono a migliaia d’anni fa, e ancor più ne ha l’epopea di Gilgamesh: eppure, credo che sia impensabile poter sperare di eguagliarle. Non è un mistero per esempio, che perfino Shakespeare si ispirò moltissimo a miti e tragedie greche, rasentando a volte il vero plagio. Ma, come fece lui, se i sentimenti non mutano con il tempo, possiamo cercare di indagarli ed esprimerli nel modo più attuale.

Discipline scientifiche, astronomia, armi e armature antiche... come si inserisce in queste tue passioni quella per la scrittura?
In realtà mi piacciono anche un sacco di altre cose: forse è perché sono terribilmente curioso di conoscere l’universo in cui vivo, e allo stesso tempo mi meraviglio come un bambino per la sua complessità e perfezione, che vorrei poter imparare tutto ciò che posso. Ecco, lo scrivere mi offre semplicemente il modo di condividere con altri questa stupita ammirazione. Insomma, un bellissimo tramonto è sempre meglio ammirarlo almeno in due, no?

Alla luce delle tue esperienze in ambito editoriale, quale credi sia la dote più importante per il successo di un libro?
Le risponderò indirettamente, con un passo contenuto nel finale de -Il Simbolo- Un romanzo storico molto particolare al quale ho lavorato davvero tanto e che qualcuno giudica il mio capolavoro.
“Ecco Fedone… ora conosci la mia vita, e anche se ormai questa volge al termine, non ho troppi rimpianti. Sì, perché durante il lungo cammino che mi ha portato a percorrerla, ho potuto conoscere ogni aspetto di quel multiforme proteo che è l’animo dell’uomo.
Ho sfiorato il fulgore degli astri al vertice dell’impero, e sono sprofondato nella miseria e nella disperazione. Sono stato donna e uomo, assaporando il piacere in tutte le sue forme: ho osservato da vicino la luce del bene come l’orrido, oscuro baratro del male, l’egoismo e l’amore, la serenità di una famiglia o la spaventosa follia della guerra. Ed io stesso, di volta in volta, ne ho sperimentati nella carne e nello spirito la dolcezza o l’amaro... 
Ho imparato che per quanto possa esser grande il valore di un uomo, nessuno lo diventa senza la fortuna: e nessuno, per quanto misero, sprofonda nella disgrazia senza che la sorte gli sia contraria.
Le avversità del caso o di una folla annientano grandi uomini; e perché un fato ironico o un popolo cieco così vuole, altri, dal cuore e dalla mente miserabili, raggiungono l’apice della gloria e del potere.

Ringrazio Damiano per avermi rilasciato questa intervista e vi lascio con alcuni dati sul suo romanzo.

ENKIDU
di Damiano Leone
Leucotea Edizioni

Trama
Sulle rive di un torrente montano appena illuminato da una gelida e remota alba di cinque millenni fa, mimetizzato da uno spesso strato di foglie secche, sterco animale e ramaglia, un uomo è in paziente attesa della preda. 
L’inizio di questa originale versione romanzata dell’epopea di Gilgamesh, è la premessa per tornare a narrare, anche se di proposito spogliato dagli elementi più fantastici e improbabili, le straordinarie avventure vissute dai più antichi eroi dell’umanità.
Condannato a morte dagli invasori Kurgan, tradito dalla sua gente e dalla sua donna, Tah-Math, il grande cacciatore, lascia le pendici settentrionali del Caucaso per dirigersi verso la torrida pianura di Sumer. Un esilio doloroso che però servirà ad affinare la sua già straordinaria sensibilità verso il mondo della natura: e questo, al punto che la sua figura si ammanterà presto di leggenda. Divenuto un mito e poi una difesa per gli umili e tiranneggiati agricoltori dell’Eufrate, attirerà su di sé il sospetto del potere costituito.
Il confronto con Gilgamesh, re di Uruk, diviene allora inevitabile.
La lotta in cui si affronteranno due uomini dotati di un carattere eccezionale sarà degna di un’epica: ma il suo imprevisto risultato sorprenderà dapprima i contendenti, poi e per migliaia di anni, i posteri che ne leggeranno commossi le straordinarie gesta.

L'Autore
Di formazione tecnica, l’autore si è sempre interessato a tutte le materie scientifiche con particolare predilezione per l’astronomia. Dopo che una grave crisi lo ha costretto a ritirarsi dal lavoro per alcuni anni, riuscendo infine a emergerne e incoraggiato da un noto esperto, ha iniziato a progettare e produrre armi e armature antiche. Apprezzati e ricercati, alcuni suoi lavori sono stati impiegati in film di successo, esibiti in programmi televisivi culturali ed esposti in musei. Imponendosi fin dall’inizio la più accurata fedeltà riproduttiva, dapprima per esigenza professionale e poi per autentica passione ha studiato in modo approfondito storia, arte e letteratura antica.
Persuaso che per fornire all’individuo un’equilibrata visione dell’esistente, scienza e umanesimo debbano necessariamente esser coltivate entrambe, dopo il suo definitivo ritiro in un paesino montano del Friuli ha messo a frutto le proprie competenze storiche e scientifiche scrivendo finora cinque romanzi.

Sito
Pagina fan di Facebook: http://www.facebook.com/pages/Enkidu/328724493849372


LEGGI TUTTO
Oggi vi invito a leggere questa interessante intervista rivolta a Damiano Leone, scrittore poliedrico e maturo, autore di ben cinque romanzi.
Gli ho posto alcune domande a proposito della sua ultima opera, il romanzo "Enkidu" - in cui dà vita a un personaggio storico con molta accuratezza e fascino - e in merito alla sua esperienza di scrittore.

Enkidu, personaggio della mitologia sumera nell’epoca di Gilgamesh, è il protagonista del tuo romanzo. Come affronta questo mito la storia che racconti?
Non credo che si possa contestare l’esistenza, dietro le quinte di qualsiasi mito, di un substrato concreto. Per esempio, e come dimostrano ampiamente gli scavi a Troia, per quanto farcite di prodigiosi eventi, divinità e sortilegi, le epiche tramandate da Omero erano fondate su eventi storici. Probabilmente, esistettero un uomo chiamato Achille, uno di nome Odisseo, un Priamo e così via. Nel caso dell’epica di Gilgamesh, proprio a causa di alcuni ritrovamenti archeologici siamo ancora più certi dell’esistenza di un sovrano, il quinto della prima dinastia di Uruk, che portò quel nome. Il problema, almeno per un romanziere, è piuttosto quello di trarre alla luce ciò che sta dietro descrizioni poetiche ma anche inquinate dal fantastico, e da successivi rimaneggiamenti. In particolare, la domanda che mi posi era questa: chi fu realmente l’uomo che, con il suo ascendente, seppe trasformare un re egoista e prepotente, nell’archetipo del sovrano illuminato?


Perché hai scelto proprio questa figura?
Dopo aver letto tutto quello che la tradizione antica ci tramanda, è nato in me il sospetto che la sua figura fosse volutamente ridimensionata per far più brillare quella del sovrano. Certo, nulla di nuovo sotto il sole: ma proprio perché quest’epica è la più antica che l’uomo si tramandi, ho voluto restituirgli i meriti che sicuramente gli competono. E poi, devo confessarlo, vi era una motivazione sociale: è un vero peccato che, nonostante le tante lezioni della storia, i politici continuino a non tenerne conto. Anche al giorno d’oggi esistono individui dal potere smisurato, e che se solo lo volessero davvero, potrebbero mutare in meglio il corso degli eventi fino a tramandare il loro nome ai posteri che li rimpiangerebbero con sincerità: la sfortuna, è che non possano neanche contare sull’influenza di amici come Enkidu.

In “Enkidu” i tuoi personaggi sono soprattutto legati al mito. Coniugare dati storici con la fantasia e con l’esigenza di creare una personalità a 360° non è stata un’impresa facile, immagino...
Sì, ma nemmeno troppo difficile. In fin dei conti, chiunque legga l’epica originale intuirà facilmente, dietro eventi e situazioni straordinarie, ben più terrene e logiche contingenze.
Comunque, prima di cominciare a scrivere un romanzo, specie se storico, leggo tutto ciò che posso sul tema immedesimandomi non solo nel modo di pensare o di agire, ma anche in quello di esprimermi. Insomma, è una specie di full-immersion nell’epoca in cui si svolgono i fatti. Devo dire che la cosa risulta parecchio stimolante, anche se comporta alcuni disagi. Mia moglie sa bene, ad esempio, che per comunicare con me deve ripetere qualsiasi domanda almeno tre volte: prima che riesca finalmente a recepirla, strappandomi al mondo che sto tentando di creare.
Ma lo fa solo in casi d’emergenza, e per di più sorridendo benevolmente ironica: lasciandomi lavorare tranquillo anche per mesi, e anzi sostenendomi con consigli o critiche costruttive.

Il tuo stile di scrittura è accurato, molto maturo e in grado di trascinare subito il lettore nell’ambiente che descrive, lo si vede già dalle pagine iniziali. Quali consigli daresti a uno scrittore alle prime armi per scrivere in modo altrettanto efficace?
Domanda difficile da evadere, poiché lo scrivere è espressione fedele della personalità di un autore, e come lo fa dipende dai fondamentali del carattere, oltre che dalle esperienze sociali e personali che sono diverse per ognuno di loro. Quello che posso raccomandare è lavorare molto e con umiltà: e di scrivere con il cuore, per poi correggere e rivedere il proprio lavoro con la maggior freddezza possibile; quasi stessimo giudicando il testo di un agguerrito concorrente, piuttosto che la nostra amata creatura.
Si dovrebbe inoltre tener ben presente una realtà: e cioè che ogni emozione o sentimento umano è stato già magnificamente descritto nel periodo classico o prima ancora. Iliade e Odissea risalgono a migliaia d’anni fa, e ancor più ne ha l’epopea di Gilgamesh: eppure, credo che sia impensabile poter sperare di eguagliarle. Non è un mistero per esempio, che perfino Shakespeare si ispirò moltissimo a miti e tragedie greche, rasentando a volte il vero plagio. Ma, come fece lui, se i sentimenti non mutano con il tempo, possiamo cercare di indagarli ed esprimerli nel modo più attuale.

Discipline scientifiche, astronomia, armi e armature antiche... come si inserisce in queste tue passioni quella per la scrittura?
In realtà mi piacciono anche un sacco di altre cose: forse è perché sono terribilmente curioso di conoscere l’universo in cui vivo, e allo stesso tempo mi meraviglio come un bambino per la sua complessità e perfezione, che vorrei poter imparare tutto ciò che posso. Ecco, lo scrivere mi offre semplicemente il modo di condividere con altri questa stupita ammirazione. Insomma, un bellissimo tramonto è sempre meglio ammirarlo almeno in due, no?

Alla luce delle tue esperienze in ambito editoriale, quale credi sia la dote più importante per il successo di un libro?
Le risponderò indirettamente, con un passo contenuto nel finale de -Il Simbolo- Un romanzo storico molto particolare al quale ho lavorato davvero tanto e che qualcuno giudica il mio capolavoro.
“Ecco Fedone… ora conosci la mia vita, e anche se ormai questa volge al termine, non ho troppi rimpianti. Sì, perché durante il lungo cammino che mi ha portato a percorrerla, ho potuto conoscere ogni aspetto di quel multiforme proteo che è l’animo dell’uomo.
Ho sfiorato il fulgore degli astri al vertice dell’impero, e sono sprofondato nella miseria e nella disperazione. Sono stato donna e uomo, assaporando il piacere in tutte le sue forme: ho osservato da vicino la luce del bene come l’orrido, oscuro baratro del male, l’egoismo e l’amore, la serenità di una famiglia o la spaventosa follia della guerra. Ed io stesso, di volta in volta, ne ho sperimentati nella carne e nello spirito la dolcezza o l’amaro... 
Ho imparato che per quanto possa esser grande il valore di un uomo, nessuno lo diventa senza la fortuna: e nessuno, per quanto misero, sprofonda nella disgrazia senza che la sorte gli sia contraria.
Le avversità del caso o di una folla annientano grandi uomini; e perché un fato ironico o un popolo cieco così vuole, altri, dal cuore e dalla mente miserabili, raggiungono l’apice della gloria e del potere.

Ringrazio Damiano per avermi rilasciato questa intervista e vi lascio con alcuni dati sul suo romanzo.

ENKIDU
di Damiano Leone
Leucotea Edizioni

Trama
Sulle rive di un torrente montano appena illuminato da una gelida e remota alba di cinque millenni fa, mimetizzato da uno spesso strato di foglie secche, sterco animale e ramaglia, un uomo è in paziente attesa della preda. 
L’inizio di questa originale versione romanzata dell’epopea di Gilgamesh, è la premessa per tornare a narrare, anche se di proposito spogliato dagli elementi più fantastici e improbabili, le straordinarie avventure vissute dai più antichi eroi dell’umanità.
Condannato a morte dagli invasori Kurgan, tradito dalla sua gente e dalla sua donna, Tah-Math, il grande cacciatore, lascia le pendici settentrionali del Caucaso per dirigersi verso la torrida pianura di Sumer. Un esilio doloroso che però servirà ad affinare la sua già straordinaria sensibilità verso il mondo della natura: e questo, al punto che la sua figura si ammanterà presto di leggenda. Divenuto un mito e poi una difesa per gli umili e tiranneggiati agricoltori dell’Eufrate, attirerà su di sé il sospetto del potere costituito.
Il confronto con Gilgamesh, re di Uruk, diviene allora inevitabile.
La lotta in cui si affronteranno due uomini dotati di un carattere eccezionale sarà degna di un’epica: ma il suo imprevisto risultato sorprenderà dapprima i contendenti, poi e per migliaia di anni, i posteri che ne leggeranno commossi le straordinarie gesta.

L'Autore
Di formazione tecnica, l’autore si è sempre interessato a tutte le materie scientifiche con particolare predilezione per l’astronomia. Dopo che una grave crisi lo ha costretto a ritirarsi dal lavoro per alcuni anni, riuscendo infine a emergerne e incoraggiato da un noto esperto, ha iniziato a progettare e produrre armi e armature antiche. Apprezzati e ricercati, alcuni suoi lavori sono stati impiegati in film di successo, esibiti in programmi televisivi culturali ed esposti in musei. Imponendosi fin dall’inizio la più accurata fedeltà riproduttiva, dapprima per esigenza professionale e poi per autentica passione ha studiato in modo approfondito storia, arte e letteratura antica.
Persuaso che per fornire all’individuo un’equilibrata visione dell’esistente, scienza e umanesimo debbano necessariamente esser coltivate entrambe, dopo il suo definitivo ritiro in un paesino montano del Friuli ha messo a frutto le proprie competenze storiche e scientifiche scrivendo finora cinque romanzi.

Sito
Pagina fan di Facebook: http://www.facebook.com/pages/Enkidu/328724493849372


lunedì 7 maggio 2012

Faccia a faccia con lo scrittore Giorgio Marconi

Conoscere altri scrittori e le loro “avventure” letterarie per me è sempre interessante e piacevole (... nonostante le mie opinioni riguardo agli Scrittori ai tempi di Internet...).
Oggi, dunque, vi propongo un’intervista all’autore del romanzo "Il precario equilibrio della vita" edito da Montag, Giorgio Marconi, che mi ha raccontato le sue esperienze nel mondo dell’editoria e come scrittore.

Giorgio, com’è nata la tua passione per la scrittura?
Rispondere a questa domanda non è così semplice come potrebbe sembrare. O forse è semplicissimo. Il fatto è che penso di essere nato con questa passione.
Inoltre per un periodo non indifferente della mia vita “scrivere” è stata una necessità e non solo un piacere. Dimmi, riesci a spiegare perché ami respirare? No, non non si può dire, semplicemente abbiamo bisogno di farlo per vivere.
Ecco, questa è stata “la scrittura” per me. Un modo per evadere da una realtà faticosa e difficile. Ora la mia vita è cambiata. Sono pienamente felice e sereno. Scrivere non è più una necessità, ma l'amore per la scrittura è rimasto.

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Conoscere altri scrittori e le loro “avventure” letterarie per me è sempre interessante e piacevole (... nonostante le mie opinioni riguardo agli Scrittori ai tempi di Internet...).
Oggi, dunque, vi propongo un’intervista all’autore del romanzo "Il precario equilibrio della vita" edito da Montag, Giorgio Marconi, che mi ha raccontato le sue esperienze nel mondo dell’editoria e come scrittore.

Giorgio, com’è nata la tua passione per la scrittura?
Rispondere a questa domanda non è così semplice come potrebbe sembrare. O forse è semplicissimo. Il fatto è che penso di essere nato con questa passione.
Inoltre per un periodo non indifferente della mia vita “scrivere” è stata una necessità e non solo un piacere. Dimmi, riesci a spiegare perché ami respirare? No, non non si può dire, semplicemente abbiamo bisogno di farlo per vivere.
Ecco, questa è stata “la scrittura” per me. Un modo per evadere da una realtà faticosa e difficile. Ora la mia vita è cambiata. Sono pienamente felice e sereno. Scrivere non è più una necessità, ma l'amore per la scrittura è rimasto.

venerdì 4 maggio 2012

Il "bollino" che mi piacerebbe mettere su alcuni libri...

Quando ci vuole, ci vuole...

Adoro questa vignetta! L'ho ritagliata da una vecchia agenda dei Peanuts e la conservo da quando andavo a scuola...

Anima di carta
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Adoro questa vignetta! L'ho ritagliata da una vecchia agenda dei Peanuts e la conservo da quando andavo a scuola...

Anima di carta

giovedì 3 maggio 2012

Faccia a faccia con... Angel e i Masters di R. Cherryh

Masters school copertina
Oggi riprendo la serie di interviste "Faccia a faccia con... i personaggi" proponendovi una scrittrice alla sua prima prova letteraria, autrice di un romanzo Fantasy ambientato ai nostri giorni. Si tratta di Masters school di R. Cherryh, pubbblicato da
Runde Taarn Edizioni.
La storia si svolge ai nostri tempi e nel nostro Paese, a Monza per la precisione, e vede protagonista Angel, una ragazza di origine non-umana, insieme ai suoi compagni di vita, i Masters.
Per saperne di più ho rivolto alcune domande proprio a questo singolare personaggio e alla sua creatrice.

Angel, prima di tutto ci parli un po’ di te? So che sei una persona decisamente speciale...
Si, è vero, sono una master speciale, non meno però di quanto lo siano gli altri masters che con me formano il famigerato gruppo dei “Masters della leggenda”.
Di me posso dire che mi sento abbastanza sicura, visto che mio nonno è il grande generale bianco Faust Rurel e mio zio Danil è al suo fianco tra i dieci superiori del nostro clan. Cercherò di impegnarmi al massimo nella nostra causa, anche se mi pare già di intuire che sarà difficile andare tutti d'accordo, intendo, noi Masters della Leggenda...



Qual è il tuo rapporto con gli altri Masters?
Beh, con mia grande sorpresa nel gruppo dei dieci ci sono già alcune amiche: Sari e Aura; Larian e Alex sono miei cugini e Sam è mio amico da una vita, anche se temo abbia un debole per me. Gli altri ancora non li conosco ma quel Manuel è proprio carino...
Ah, giusto! Il decimo Masters della Leggenda non si è ancora presentato scatenando così la curiosità di tutti...Chissà chi è!

La tua storia nasce alla Masters school, una facoltosa scuola privata di Monza: perché proprio da lì è iniziato tutto?
Domanda molto semplice: mio nonno, tanto tempo fa, ha avuto la splendida idea di creare una serie di scuole per trovare tutti i masters sparsi nel mondo, in modo da sostenere più facilmente la guerra ai nostri nemici di sempre, i Receptor; il tutto è partito da Monza semplicemente perchè è la sua città natale e la sua famiglia risiedeva da tempo proprio qui.

Qual è la grande sfida che proprio alla Masters school tu e i tuoi compagni dovete affrontare?
Non farmici pensare.
Marzia, una mia cara amica, è stata nominata “capo” dei Masters della Leggenda dai superiori perché è stata colei che ci ha riuniti tutti; a suo dire, noi nove Masters della leggenda (il decimo non si è ancora presentato) dovremmo sconfiggere il male, ovvero i Receptor, nemici da sempre del nostro clan. L'impresa è ardua perché oltre al dover andare necessariamente d'accordo in quanto gruppo, dobbiamo trovare un modo per resistere ai poteri psichici dei Receptor che contro la nostra forza fisica sono decisamente superiori. Un bel casino, lo so.

Una persona in particolare è importante per te e ispira la tua vita, tuo nonno. Che rapporto vi ha legati?
Beh, mio nonno mi ha cresciuta.
Mi ha sempre difesa, mi ha protetto quand'era necessario, insomma, mio nonno è mio nonno. E poi è un generale bianco: possiede il titolo più alto nel nostro clan e nonostante questo rimane sempre e comunque una persona umile e fiera; non potrei definirlo in maniera diversa, mio nonno è un grande, sempre. 

Il mondo in cui ti sei venuta a trovare, quello degli esseri umani, ha cambiato la tua natura “non umana”? E in che modo?
Noi siamo sempre stati in mezzo agli umani; per me gli umani sono una specie differente che con noi condivide lo stesso pianeta; non mi importa di loro perché nei nostri confronti li trovo innocui.
Io mi preoccupo dei Receptor, che non conosciamo e che a quanto pare si stanno organizzando per distruggerci definitivamente.

L’ultima domanda è per l’autrice di questa storia, R.Cherryh. Tu stessa hai rivelato nella tua biografia che la tua storia è fondamentalmente autobiografica. Quindi ti chiedo, nel creare questo personaggio, a quali aspetti di te stessa ti sei principalmente ispirata? E cosa invece ti distingue da lei?
Angel, come hai detto tu, è in qualche modo il mio alter ego. Considera che Angel ha quindici anni all'inizio della storia e rispecchia la mia figura a quell'età, anche se certi aspetti del mio carattere non sono affatto cambiati.
Da me ha preso il rapporto con il nonno, un'intesa unica, un affetto quasi paterno. Inoltre Angel ha un forte senso della giustizia, altra cosa che mi appartiene nel profondo e per il quale continuo e continuerò sempre a lottare.
Degli aspetti di me adolescente ha senza dubbio una profonda insicurezza (mascherata dalla sua posizione sicura nella Masters School) e un timore perenne di non farcela (e di conseguenza un disimpegno nei confronti dei compiti che ritiene “troppo difficili” o “impossibili da risolvere”).
Ci distingue innanzitutto la differenza d'età: Angel ha quindici anni mentre io ne ho quasi ventiquattro. Penso che la vita porti in direzioni diverse a seconda delle esperienze, ad ogni modo Angel vedrà su se stessa il cambiamento che qualsiasi adolescente attraversa quando si rende conto che in fin dei conti, la vita è bella anche con le sue difficoltà, anche perché altrimenti, senza di esse, non si potrebbe crescere.
Un'altra cosa che differenzia R. Cherryh da Angel sono le decisioni: la protagonista del mio romanzo infatti opera delle scelte (anche importanti) agendo soprattutto d'istinto, anche perchè si sente protetta dall'alto (suo nonno è il grande generale Faust Rurel, una personalità fondamentale per tutto il clan). Io invece prima di decidere qualsiasi cosa mi affido al parere delle persone che mi sono vicine, cercando opinioni e consigli da parte di chi su certi argomenti è più esperto della sottoscritta; trovo che il confronto sia fondamentale: anche Angel lo capirà a proprie spese nel corso della storia.
Ultimo punto, non per importanza, che mi differenzia dalla protagonista della storia, riguarda senza alcun dubbio il desiderio di portare a termine qualcosa.
Angel quindicenne preferisce le cose facili: cerca di risolvere al più presto le questioni che la vedono coinvolta e, nel caso queste siano troppo difficili da concludere, vi rinuncia senza pensarci troppo. Io, R. Cherryh, una volta iniziato un cammino, desidero assolutamente portarlo a termine, costi quel che costi; i risultati vanno ottenuti con determinazione e costanza, specialmente quando si tratta di raggiungere traguardi importanti.
Sperando che l'intervista sia piaciuta, ringrazio per l'interesse ricevuto nei confronti del mio libro, in special modo del mio personaggio Angel e auguro a tutti una buona giornata!
R. Cherryh

Ringrazio a mia volta R. Cherryh per aver partecipato a questa intervista e vi lascio con qualche dato sul suo libro, che si può acquistare on line oppure ordinare in qualsiasi libreria italiana...

MASTERS SCHOOL
di R. Cherryh
Runde Taarn Edizioni

Trama
L'ambientazione non tragga in inganno: la Masters school è solo all'apparenza una facoltosa scuola privata di Monza. In realtà è il centro direzionale di un clan di alieni, i Masters appunto, che si troveranno a dover combattere una guerra senza frontiera contro i loro acerrimi avversari di sempre, i Receptor, anch'essi non appartenenti al genere umano. Masters, Receptor e umani non si distinguono fra loro se non per l'immensa forza dei primi due clan e le capacità psichiche dei Receptor. Un gruppo di dieci giovanissimi Masters, detti della Leggenda, dovranno contribuire a salvare il clan dagli attacchi sempre più frequenti dei nemici. Angel, la protagonista di questo romanzo avvincente e ricco di intrecci, vuole emulare suo nonno, il mitico Generale Bianco Faust Rurel. Ci riuscirà? E perché Aura, pur essendo una Master della Leggenda, ha poteri molto simili a quelli dei Receptor? Chi sono Yari e Pisterius che pur apparendo giovanissimi sembra abbiano la saggezza, l'esperienza e la forza di ultra centenari? In un intreccio di combattimenti sul ring, di scontri mortali fra Masters e Receptor, di lezioni a scuola (sono pur sempre adolescenti pur essendo Masters della Leggenda, o almeno parte di essi), baci e carezze adolescenziali, la trama terrà incollato il lettore sino all'ultima pagina... Perché Master school non è il solito romanzo fantasy. È un'avventura a tutto tondo, ambientata ai nostri giorni, con tanto di cellulari e auto sportive, ma che ha un sapore antico, di spade e di mantelli, di codici d'onore e di gerarchie militari.

L’Autore
R. Cherryh nasce a Segrate (Milano) nel 1988, si diploma all'istituto Statale d'Arte di Monza, poi intraprende la carriera universitaria presso l'Università Statale di Milano Bicocca frequentando il corso di Scienze dell'Educazione, della facoltà delle lauree triennali di Scienze della Formazione. Scrive da quando era molto piccola. La sua grande immaginazione la porta alla narrazione fantasy, dalla quale sente di trarre maggiori soddisfazioni. Dopo varie storie mai pubblicate, decide di far conoscere al pubblico il suo primo vero testo che è una sorta di autobiografia. Infatti Angel, la protagonista, è l'alter ego della sua creatrice e vive, anche se in modo diverso, le sue esperienze.

Trovate l’autore su:
Facebook: http://www.facebook.com/pages/R-Cherryh/261093077274974
Twitter: https://twitter.com/#!/R_Cherryh

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Masters school copertina
Oggi riprendo la serie di interviste "Faccia a faccia con... i personaggi" proponendovi una scrittrice alla sua prima prova letteraria, autrice di un romanzo Fantasy ambientato ai nostri giorni. Si tratta di Masters school di R. Cherryh, pubbblicato da
Runde Taarn Edizioni.
La storia si svolge ai nostri tempi e nel nostro Paese, a Monza per la precisione, e vede protagonista Angel, una ragazza di origine non-umana, insieme ai suoi compagni di vita, i Masters.
Per saperne di più ho rivolto alcune domande proprio a questo singolare personaggio e alla sua creatrice.

Angel, prima di tutto ci parli un po’ di te? So che sei una persona decisamente speciale...
Si, è vero, sono una master speciale, non meno però di quanto lo siano gli altri masters che con me formano il famigerato gruppo dei “Masters della leggenda”.
Di me posso dire che mi sento abbastanza sicura, visto che mio nonno è il grande generale bianco Faust Rurel e mio zio Danil è al suo fianco tra i dieci superiori del nostro clan. Cercherò di impegnarmi al massimo nella nostra causa, anche se mi pare già di intuire che sarà difficile andare tutti d'accordo, intendo, noi Masters della Leggenda...



Qual è il tuo rapporto con gli altri Masters?
Beh, con mia grande sorpresa nel gruppo dei dieci ci sono già alcune amiche: Sari e Aura; Larian e Alex sono miei cugini e Sam è mio amico da una vita, anche se temo abbia un debole per me. Gli altri ancora non li conosco ma quel Manuel è proprio carino...
Ah, giusto! Il decimo Masters della Leggenda non si è ancora presentato scatenando così la curiosità di tutti...Chissà chi è!

La tua storia nasce alla Masters school, una facoltosa scuola privata di Monza: perché proprio da lì è iniziato tutto?
Domanda molto semplice: mio nonno, tanto tempo fa, ha avuto la splendida idea di creare una serie di scuole per trovare tutti i masters sparsi nel mondo, in modo da sostenere più facilmente la guerra ai nostri nemici di sempre, i Receptor; il tutto è partito da Monza semplicemente perchè è la sua città natale e la sua famiglia risiedeva da tempo proprio qui.

Qual è la grande sfida che proprio alla Masters school tu e i tuoi compagni dovete affrontare?
Non farmici pensare.
Marzia, una mia cara amica, è stata nominata “capo” dei Masters della Leggenda dai superiori perché è stata colei che ci ha riuniti tutti; a suo dire, noi nove Masters della leggenda (il decimo non si è ancora presentato) dovremmo sconfiggere il male, ovvero i Receptor, nemici da sempre del nostro clan. L'impresa è ardua perché oltre al dover andare necessariamente d'accordo in quanto gruppo, dobbiamo trovare un modo per resistere ai poteri psichici dei Receptor che contro la nostra forza fisica sono decisamente superiori. Un bel casino, lo so.

Una persona in particolare è importante per te e ispira la tua vita, tuo nonno. Che rapporto vi ha legati?
Beh, mio nonno mi ha cresciuta.
Mi ha sempre difesa, mi ha protetto quand'era necessario, insomma, mio nonno è mio nonno. E poi è un generale bianco: possiede il titolo più alto nel nostro clan e nonostante questo rimane sempre e comunque una persona umile e fiera; non potrei definirlo in maniera diversa, mio nonno è un grande, sempre. 

Il mondo in cui ti sei venuta a trovare, quello degli esseri umani, ha cambiato la tua natura “non umana”? E in che modo?
Noi siamo sempre stati in mezzo agli umani; per me gli umani sono una specie differente che con noi condivide lo stesso pianeta; non mi importa di loro perché nei nostri confronti li trovo innocui.
Io mi preoccupo dei Receptor, che non conosciamo e che a quanto pare si stanno organizzando per distruggerci definitivamente.

L’ultima domanda è per l’autrice di questa storia, R.Cherryh. Tu stessa hai rivelato nella tua biografia che la tua storia è fondamentalmente autobiografica. Quindi ti chiedo, nel creare questo personaggio, a quali aspetti di te stessa ti sei principalmente ispirata? E cosa invece ti distingue da lei?
Angel, come hai detto tu, è in qualche modo il mio alter ego. Considera che Angel ha quindici anni all'inizio della storia e rispecchia la mia figura a quell'età, anche se certi aspetti del mio carattere non sono affatto cambiati.
Da me ha preso il rapporto con il nonno, un'intesa unica, un affetto quasi paterno. Inoltre Angel ha un forte senso della giustizia, altra cosa che mi appartiene nel profondo e per il quale continuo e continuerò sempre a lottare.
Degli aspetti di me adolescente ha senza dubbio una profonda insicurezza (mascherata dalla sua posizione sicura nella Masters School) e un timore perenne di non farcela (e di conseguenza un disimpegno nei confronti dei compiti che ritiene “troppo difficili” o “impossibili da risolvere”).
Ci distingue innanzitutto la differenza d'età: Angel ha quindici anni mentre io ne ho quasi ventiquattro. Penso che la vita porti in direzioni diverse a seconda delle esperienze, ad ogni modo Angel vedrà su se stessa il cambiamento che qualsiasi adolescente attraversa quando si rende conto che in fin dei conti, la vita è bella anche con le sue difficoltà, anche perché altrimenti, senza di esse, non si potrebbe crescere.
Un'altra cosa che differenzia R. Cherryh da Angel sono le decisioni: la protagonista del mio romanzo infatti opera delle scelte (anche importanti) agendo soprattutto d'istinto, anche perchè si sente protetta dall'alto (suo nonno è il grande generale Faust Rurel, una personalità fondamentale per tutto il clan). Io invece prima di decidere qualsiasi cosa mi affido al parere delle persone che mi sono vicine, cercando opinioni e consigli da parte di chi su certi argomenti è più esperto della sottoscritta; trovo che il confronto sia fondamentale: anche Angel lo capirà a proprie spese nel corso della storia.
Ultimo punto, non per importanza, che mi differenzia dalla protagonista della storia, riguarda senza alcun dubbio il desiderio di portare a termine qualcosa.
Angel quindicenne preferisce le cose facili: cerca di risolvere al più presto le questioni che la vedono coinvolta e, nel caso queste siano troppo difficili da concludere, vi rinuncia senza pensarci troppo. Io, R. Cherryh, una volta iniziato un cammino, desidero assolutamente portarlo a termine, costi quel che costi; i risultati vanno ottenuti con determinazione e costanza, specialmente quando si tratta di raggiungere traguardi importanti.
Sperando che l'intervista sia piaciuta, ringrazio per l'interesse ricevuto nei confronti del mio libro, in special modo del mio personaggio Angel e auguro a tutti una buona giornata!
R. Cherryh

Ringrazio a mia volta R. Cherryh per aver partecipato a questa intervista e vi lascio con qualche dato sul suo libro, che si può acquistare on line oppure ordinare in qualsiasi libreria italiana...

MASTERS SCHOOL
di R. Cherryh
Runde Taarn Edizioni

Trama
L'ambientazione non tragga in inganno: la Masters school è solo all'apparenza una facoltosa scuola privata di Monza. In realtà è il centro direzionale di un clan di alieni, i Masters appunto, che si troveranno a dover combattere una guerra senza frontiera contro i loro acerrimi avversari di sempre, i Receptor, anch'essi non appartenenti al genere umano. Masters, Receptor e umani non si distinguono fra loro se non per l'immensa forza dei primi due clan e le capacità psichiche dei Receptor. Un gruppo di dieci giovanissimi Masters, detti della Leggenda, dovranno contribuire a salvare il clan dagli attacchi sempre più frequenti dei nemici. Angel, la protagonista di questo romanzo avvincente e ricco di intrecci, vuole emulare suo nonno, il mitico Generale Bianco Faust Rurel. Ci riuscirà? E perché Aura, pur essendo una Master della Leggenda, ha poteri molto simili a quelli dei Receptor? Chi sono Yari e Pisterius che pur apparendo giovanissimi sembra abbiano la saggezza, l'esperienza e la forza di ultra centenari? In un intreccio di combattimenti sul ring, di scontri mortali fra Masters e Receptor, di lezioni a scuola (sono pur sempre adolescenti pur essendo Masters della Leggenda, o almeno parte di essi), baci e carezze adolescenziali, la trama terrà incollato il lettore sino all'ultima pagina... Perché Master school non è il solito romanzo fantasy. È un'avventura a tutto tondo, ambientata ai nostri giorni, con tanto di cellulari e auto sportive, ma che ha un sapore antico, di spade e di mantelli, di codici d'onore e di gerarchie militari.

L’Autore
R. Cherryh nasce a Segrate (Milano) nel 1988, si diploma all'istituto Statale d'Arte di Monza, poi intraprende la carriera universitaria presso l'Università Statale di Milano Bicocca frequentando il corso di Scienze dell'Educazione, della facoltà delle lauree triennali di Scienze della Formazione. Scrive da quando era molto piccola. La sua grande immaginazione la porta alla narrazione fantasy, dalla quale sente di trarre maggiori soddisfazioni. Dopo varie storie mai pubblicate, decide di far conoscere al pubblico il suo primo vero testo che è una sorta di autobiografia. Infatti Angel, la protagonista, è l'alter ego della sua creatrice e vive, anche se in modo diverso, le sue esperienze.

Trovate l’autore su:
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